È iniziata in salita, a fine febbraio, la trattativa per il rinnovo del contratto nel settore scuola e università: il prossimo incontro sarà il 26 marzo all’Agenzia rappresentanza negoziale pubbliche amministrazioni (Aran).

Nel frattempo, per sensibilizzare la categoria e avviare una mobilitazione dal basso, un centinaio di lavoratori e lavoratrici del liceo “Amaldi” di Tor Bella Monaca (Roma) ha lanciato una petizione per il recupero completo dell’inflazione 2022-24, pari a circa il 17 per cento.

La campagna, pubblicata su Change.org e intitolata «Difendiamo i nostri salari. No alla “tassa” da inflazione», in pochi giorni ha sfiorato le mille firme. «Se venisse accettata la proposta ministeriale di rinnovo», scrivono i promotori, «il nostro salario si ridurrebbe in media di 300 euro in potere d’acquisto, circa il 10 per cento in termini percentuali»: una sorta di tassa indebita, dunque. «Per questo», proseguono i docenti romani, «proponiamo a tutti e tutte di firmare questa petizione e di immaginare giornate di controinformazione e mobilitazione nei propri posti di lavoro nella settimana che va dal 31 marzo al 5 aprile. Facciamoci sentire. Ridateci i nostri salari!».

“Immaginare” è la parola giusta, perché la realtà non lascia scampo: allo sciopero generale del 29 novembre scorso ha aderito soltanto il 6,03 per cento del personale scolastico. Perché così pochi lavoratori e lavoratrici della scuola scioperano? Lo sa anche l’intelligenza artificiale: «Molti studi sociologici ed economici, che analizzano i fattori che influenzano la partecipazione sindacale e politica dei lavoratori, inclusi gli insegnanti, evidenziano come la frammentazione sindacale, la precarietà lavorativa e il senso di impotenza possano ridurre la propensione a partecipare a proteste», risponde ad esempio Gemini, l’Ia di Google.

I sindacati

La Cisl Scuola (24,6 per cento), per bocca della segreteria Ivana Barbacci, punta «a rendere quanto più possibile produttivo il negoziato per il contratto 2022-2024, che sulla parte normativa dovrà affrontare temi legati alla valorizzazione di tutti i profili professionali, proseguendo lungo i percorsi avviati col rinnovo precedente. Non sarà facile a partire dal fatto che chiediamo di reperire risorse ulteriori, perché quelle che prevedibilmente l’Aran ci presenterà non soddisfano pienamente le attese». 

La Flc Cgil (23,88 per cento) chiede «l’innalzamento delle retribuzioni tabellari; l’avanzamento sul piano dei diritti, con particolare riferimento ai precari, inopinatamente discriminati, a parità di prestazioni; il rafforzamento del ruolo della contrattazione integrativa nazionale e di posto di lavoro; la valorizzazione di tutte le professionalità; il rigetto di qualsiasi ipotesi di gerarchizzazione del lavoro docente e di altre premialità legate alla performance».

La Uil Scuola Rua (16,42 per cento), che non ha firmato il contratto 2019-2021, ha affermato di avere ribadito, nel primo incontro svoltosi all’Aran, «l’insufficienza delle risorse stanziate dalla legge di bilancio per il rinnovo del contratto», aggiungendo che «in un momento storico di vera e propria “emergenza salariale”, riteniamo indispensabile rinvenire ulteriori risorse che consentano quantomeno il recupero del potere di acquisto sempre più corroso dall’inflazione e dal caro vita».

Lo Snals (12,8 per cento) concorda sull’insufficienza delle risorse, evidenziando «la sproporzione tra l’aumento stipendiale previsto dalla legge di bilancio 2025 (appena il 6 per cento) e l’inflazione reale del triennio che ha raggiunto il 18 per cento», chiedendo quindi «ulteriori risorse per coprire almeno la perdita del potere d’acquisto dei salari». Per la Gilda gli insegnanti (9,21 per cento), «il contratto così come è fatto non è accettabile e se dovessero rimanere questi i termini, avremo difficoltà a giustificare una nostra firma al personale della scuola».

Infine, Anief, che con il suo 6,68  per cento supera di alcuni decimali la soglia della rappresentatività per partecipare alla contrattazione, punta sui buoni pasto, che, dice il sindacato, «rientrano in quelle misure di welfare da stabilire per via contrattuale».

Intanto, ministero dell’Istruzione e del merito ha annunciato il taglio di ben 5.660 docenti per il prossimo anno scolastico.

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