In parlamento è ricominciata la discussione sul testo. Migliaia di persone si preparano a riempire le città il 17 gennaio. La Lega strumentalizza le proteste per la morte di Ramy Elgaml e chiede un’approvazione veloce. Anche Forza Italia, pur con diverse sensibilità, vuole andare avanti. Ma Fratelli d’Italia apre a possibili modifiche. I dubbi del Colle
Non sono bastate le critiche del Quirinale e le preoccupazioni espresse dal Consiglio d’Europa a fermare il ddl Sicurezza. Ma «sono riuscite a inceppare la macchina del suo iter d’approvazione. Visto che il governo avrebbe voluto diventasse legge ancora prima della finanziaria».
A parlare è Luca Blasi, assessore del III Municipio di Roma, tra i promotori della rete No Ddl – A pieno regime, che ha preso forma lo scorso novembre dopo un’assemblea pubblica all’Università Sapienza di Roma a cui hanno partecipato centinaia di persone, appartenenti a organizzazioni e movimenti di tutto il pese, per contestare la svolta autoritaria che il disegno di legge in materia di sicurezza vuole imporre all’Italia.
«Ddl paura»
Il testo, presentato dai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia Carlo Nordio e della Difesa Guido Crosetto, tornato all’esame delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali martedì sera, è stato ribattezzato dalla Rete «ddl Paura» non solo «perché punta a intimidire la libera espressione del dissenso tramite la repressione. Ma anche perché sembra il risultato di un governo che teme il diverso invece di costruire le strutture per includerlo», aveva spiegato a Domani l’avvocata Rossella Puca in occasione della manifestazione nazionale, organizzata a Roma dalla rete No-Ddl - A pieno regime, lo scorso 14 dicembre.
«La capacità delle persone di mobilitarsi è stata fondamentale per scuotere la politica. Che ha iniziato un’opposizione parlamentare efficace. Ma anche acceso i riflettori che hanno portato il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa a scrivere la lettera con cui ha chiesto ai parlamentari italiani di riflettere prima di votare una legge fortemente liberticida, autoritaria e anticostituzionale».
Secondo Blasi, sono state le migliaia di persone che hanno riempito piazza del Popolo a dicembre a fare la differenza: «Abbiamo messo centomila granelli di sabbia in un ingranaggio reazionario che fino a pochi mesi fa sembrava perfetto, riuscendo a rallentare l’iter del ddl che, invece, alla Camera era passato senza che la gravità delle sue conseguenze politiche e sociali venissero in luce. Abbiamo ribaltato il piano», chiarisce l’assessore del III Municipio, prima di evidenziare l’importanza che gli scorsi 11 e 12 gennaio hanno avuto nel prosieguo della costruzione di un movimento d’opposizione sociale alle politiche securitarie del governo Meloni, partendo dalla contestazione al disegno di legge sulla sicurezza che, se approvato, «trasformerà l’Italia in una nuova Ungheria».
Ancora in piazza
Da Magistratura democratica, la cui presidente è Silvia Albano, giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma, sotto scorta dopo aver annullato il trattenimento dei primi migranti portati nei centri voluti dal governo in Albania, al professore di diritto costituzionale Gaetano Azzariti, presidente di Salviamo la Costituzione.
Dalle associazioni che operano nelle carceri come Antigone, fino ai movimenti No-Tav, alla Cgil, alle organizzazioni che lavorano nelle periferie del paese, come Scampia, Quarticciolo o Corvetto: alla due giorni indetta a Roma dalla rete A pieno regime sono intervenute migliaia di persone arrivate da tutta Italia con l’obiettivo di «fermare gli attacchi alla democrazia e allo stato di diritto di questo governo. All’assemblea nazionale, domenica, la sala Ilaria Alpi dell’Arci nazionale era strapiena», racconta Blasi che sottolinea come per fermare il disegno di legge sia necessario «mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione.
Affiancando alle azioni giuridiche e legislative anche l’organizzazione di mobilitazioni di massa e una denuncia che raggiunga l’Europa perché nei prossimi mesi, lo scenario delle libertà in Italia sarà compromesso», spiega ancora Blasi per lanciare la campagna di mobilitazioni “100mila luci contro il buio del regime” che il 17 gennaio prenderà forma in tutto il paese per difendere il diritto di manifestare.
A Roma l’appuntamento è alle 18 in piazza Sant’Andrea della Valle, vicino a palazzo Madama, dove, nell’aula del Senato, il ddl arriverà probabilmente a marzo nonostante le pressioni di una parte di maggioranza che vorrebbero l’approvazione immediata.
«Laddove le autorità tenteranno di imporre divieti o limitazioni, rispondiamo con la forza collettiva della disobbedienza. Nessuna piazza verrà abbandonata, nessun divieto resterà incontestato. Costruiamo insieme un fronte popolare che trasformi la paura in lotta e il silenzio in ribellione», scrivono i militanti della rete A pieno regime.
Scudo penale
Così mentre in parlamento ricomincia la discussione sul ddl Sicurezza l’Italia si spacca di nuovo. Da un lato le persone che si preparano a riempire le piazze per contestare il disegno di legge che mina i principi alla base della democrazia, dall’altro la maggioranza di governo che strumentalizza le tensioni che ci sono state durante le manifestazioni a Roma, Bologna e Milano per Ramy Elgaml, il 19enne morto il 24 novembre a Milano durante un inseguimento con una pattuglia dei carabinieri, per velocizzare l’approvazione del ddl Sicurezza. In realtà a spingere per una rapida approvazione sono soprattutto la Lega e Forza Italia (pur con sensibilità diverse) mentre FdI ha aperto a possibili modifiche.
Intanto il governo ha smentito l’introduzione di uno “scudo penale” ma ha comunque ammesso di lavorare a una misura che eviti l’iscrizione automatica nel registro degli indagati quando «è evidente che l'appartenente alle forze dell'ordine ha usato l'arma di ordinanza nell'esercizio delle sue funzioni». Una misura non sarà semplice da definire e, proprio per questo, non andrà nel ddl Sicurezza.
Poco importa, secondo Blasi, quello che si va delineando è «uno scenario in cui le forze dell’ordine avranno mano completamente libera. Mentre le ragioni della rabbia di chi scende in piazza non verranno più nemmeno ascoltate. A nessuno piace la violenza e nessuno vuole giustificarla. In questo modo però stanno esasperando l’aria».
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