«Un giorno alla volta»: in sordina, abbiamo sentito ma spesso ignorato questa frase in molti discorsi o in vari film. Film come Flight con Denzel Washington, Quattro buone giornate o il telefilm candidato agli Emmy per cinque anni di fila, Shameless. Questo è lo slogan che ha cambiato la vita ai Narcotici anonimi, organismo internazionale no profit formato da gruppi di mutuo aiuto di persone che desiderano smettere di drogarsi.

La 41esima convention italiana dei Narcotici Anonimi al Bella Italia Village di Lignano dal 20 al 22 settembre 2024. Credits: Michela Porta
La 41esima convention italiana dei Narcotici Anonimi al Bella Italia Village di Lignano dal 20 al 22 settembre 2024. Credits: Michela Porta

Fondato da Jimmy K a Los Angeles nel 1953 dall’idea degli Alcolisti anonimi, dal 1980 è attivo anche in Italia, e si basa sul programma dei 12 passi contando migliaia di partecipanti anche qui, attraverso riunioni in presenza e online. Si può trovare aiuto in modo immediato, anonimo e gratuito. I membri imparano a vivere liberi da sostanze «solo per oggi».

Gestire la dipendenza

«Ho iniziato a usare sostanze leggere all’età di 14 anni perché era il mio modo per staccare dal mondo», racconta Anna, 41 anni, di Firenze. All'università ha poi iniziato a usare la cocaina, la sua sostanza di scelta, fino a diventare ingestibile. «A 33 anni sono scappata in Germania finendo a spacciare per strada». Lo ricorda come il momento più basso. «Sono tornata in Italia quando stavo rischiando di non vedere più i miei figli. Sapevo che forse sarebbe stata la mia ultima occasione di farlo. Il più piccolo a stento mi riconosceva».

Ha quindi chiesto aiuto al SerD, dove le hanno suggerito di provare con i gruppi di NA. «Qui ho trovato un posto dove non mi sento diversa. I danni del passato continuano a tornare, ma ora li affronto. Mi prendo le mie responsabilità e so che posso affrontare la vita senza dover scappare o usare. E, soprattutto, so di non essere sola». Anna è pulita da 7 anni e 4 mesi ed è alla convention con la sua bambina più grande, fiera della donna che è diventata.

Già dal 1977, l’Oms ha definito la “dipendenza” una «malattia cronica con andamento recidivante», che però può essere arrestata e tenuta a bada. «Non è facile farcela da soli, ma insieme siamo più forti», afferma con un sorriso Iris, 37 anni, di Como. Come lei, persone da tutta Italia si ritrovano alle convention annuali con gruppi dedicati anche a giovani e persone Lgbtqia+. Tutti hanno in comune un passato, e un presente migliore.

Iris. Credits: Michela Porta

Anche Iris, come molte delle persone che abbiamo incontrato, ha iniziato da adolescente. A 18 anni è poi passata all’eroina. «Il punto più basso l’ho toccato a 23 anni rimanendo a vivere in un’auto nel bosco vicino agli spacciatori per tre mesi. In quella macchina ho fatto il peggio. Mi sentivo un vuoto dentro e non lo capivo, al momento credevo volessi solo divertirmi. Dal SerD sono passata a una comunità dove ora faccio volontariato. Sono rimasta pulita per un po’, ma poi sono ricaduta perché non avevo un percorso di recupero esterno. A questo punto, ho deciso di contattare NA. Ricordo ancora la voce al telefono: “Non devi fare niente, devi solo arrivare a domani, ora resta solo al telefono con me”. Avevo 28 anni. La cosa che mi ha colpito subito di queste persone sono stati i sorrisi e gli abbracci. Mi sono sentita meno sola e meno unica nel mio dolore. La comunità mi è servita tantissimo e dà strumenti come la psicoterapia. Poi devi riportare fuori quello che hai imparato dentro. Ora so dove andare ogni giorno, in ogni parte del mondo. Ho trovato una seconda famiglia. La condivisione con il gruppo o lo sponsor è il dono più prezioso perché quando tiri fuori qualcosa dalla tua testa in automatico diventa più piccolo e perde potere. Il messaggio più grande che posso portare all’altro? Semplicemente restare pulita».

La parola chiave è “vicinanza”

C’è poi chi ha subìto gravi abusi con una storia dura fin dall’infanzia. Un’infanzia mai vissuta, quella di Mia, 54 anni, veneta, sottoposta a violenze in tenera età dal patrigno tossicodipendente. «Brevi episodi, circoscritti nel tempo», afferma, che però bastano per segnarla in modo indelebile. Affascinata da quel mondo, inizia a frequentare ragazzi che usano.

La situazione peggiora quando tenta di riappacificarsi con il suo passato, venendo nuovamente manipolata. «Poco tempo, ma mi è bastato a farmi sentire sporca». Conosce NA nel momento in cui è fidanzata con un tossicodipendente diverso dagli altri, «un’anima pulita». Insieme, cercano di aiutarsi e a frequentare le riunioni. Poi Mia ci riprova da sola. «Ho avuto bisogno di ritrovarmi perché mi guardavo allo specchio e non mi sentivo più, mi era sparita l’anima». 

Riesce a fare un anno di pulizia in NA ma poi, durante un viaggio in Messico, ci ricade con l’alcool. Tre giorni dopo torna a farsi di eroina. «Avevo perso la sobrietà e mi vergognavo. La vergogna era diventata poi una scusa per riusare. Basta poco per tornare a farsi, ma poi non è come prima. È peggio. Sei mesi di ricaduta in cui ho fatto peggio dei dieci anni precedenti».

All’improvviso, Mia riceve un breve messaggio da un ragazzo dei Narcotici Anonimi: «Dove sei finita? Se torni non ti leghiamo mica a una sedia!». Tutto qua. «Mi è bastato questo. E sono tornata nel gruppo». Vicinanza. Da quel giorno Mia è pulita da 20 anni, solo per oggi. Mostra fiera la sua medaglia degli anni di pulizia. «La voglia può non passare mai - si confida – ma il punto è restare nel percorso, scegliendolo ogni giorno».

I "medaglioni del recupero". Credits: Michela Porta

curare «corpo, mente, spirito»

Anche Gaetano, 49 anni, di Terni, festeggia oltre 20 anni di pulizia e ammette: «In realtà, i problemi li avevo già da bambino. Sentivo un profondo disagio nello stare al mondo». Droga come falsa amica per combattere l’isolamento, e poi furti e rapine. Il rischio concreto del carcere lo fa “sparire” dalla circolazione: «Non ero né carne né pesce».

Stufo e stanco, entra in NA dove impara a vedere la malattia della dipendenza nella sua completezza dato che colpisce «corpo, mente e spirito». «Smettendo solo la sostanza non ero in recupero, ero astinente e la spostavo solamente. Qui non mi sento né giudicato né controllato, anche se capita una ricaduta. Ora finalmente ho trovato le risposte entrando in contatto con il “Potere superiore” (quel qualcosa di più grande, Dio, il potere del gruppo o come noi lo possiamo concepire)».

«Dalla dipendenza fisica sono uscito grazie al carcere», confida infine Tonino, 60 anni, americano. Parole insolite, eppure «ne sono uscito a freddo, senza farmaci che poi non togli più». La malattia però continua perché «il carcere peggiore è quello nella testa». Decide quindi di andare in Italia, nella comunità Incontro di don Pierino. Si recupera, ma dura pochi mesi. «Se non curi la parte spirituale, non passa mai».

«Dopo una delle prime riunioni in NA, tornando a casa, non ho più sentito quella cosa che avevo dentro la testa da tutta la vita. Ho sentito un cambiamento molto forte e da lì è iniziato il mio viaggio. Andando avanti scopri ciò che ti fa male e ciò che ti fa bene. Ora riconosco i pensieri malati e li separo da quelli sani. La malattia della dipendenza si basa sulle ossessioni mentali, quindi si impara a concentrarsi sulla parte sana con un lavoro continuo per cambiare i meccanismi malati degli anni passati», conclude Tonino, che ora fa servizio per i Narcotici Anonimi portando il messaggio di pulizia ai detenuti nelle carceri di tutto il mondo.

Di questi incontri rimangono i sorrisi e le storie di chi ha salvato se stesso, in un mondo in cui si pensa che chi sta facendo un percorso di recupero sia quello malato mentre la maggioranza dei “sani” spesso vive inconsapevolmente nella malattia. Resta l’energia positiva dei membri, la forza del gruppo e il coraggio del singolo, e l’importanza di poche parole che possono cambiare una vita: un giorno alla volta.

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