Nella serata di lunedì 24 marzo un gruppo di soldati israeliani ha arrestato Hamdan Ballal, uno dei creatori di No other land, premiato agli Oscar come miglior documentario e firmato da un collettivo di autori israelo-palestinesi. Lo ha comunicato con una serie di post su X Yuval Abraham, co-regista del film, che ha ricostruito la dinamica di quanto avvenuto nella serata di lunedì 24 marzo. Il trentaseienne ha trascorso la notte in stato di detenzione prima di essere rilasciato la mattina di martedì 25 marzo. Ad annunciarlo è stato di nuovo il collega Abraham che su X ha scritto che «dopo essere stato ammanettato tutta la notte e picchiato in una base militare, Hamdam Ballal è libero e sta per tornare a casa dalla sua famiglia»

L’aggressione e l’arresto

Decine di coloni israeliani avrebbero attaccato il villaggio di Susya, nella Cisgiordania meridionale, con un fitto lancio di pietre contro auto, case e residenti. Durante l’assalto i coloni avrebbero poi preso di mira Ballal, che sarebbe stato vittima di un violento pestaggio con profonde ferite alla testa e allo stomaco. Il regista è stato poi fatto salire su un’ambulanza per essere curato, ma quando sono arrivati i soldati israeliani, lo hanno tirato fuori e arrestato. 

«Da allora non si hanno più notizie – ha aggiunto Abraham su X – e non è chiaro se stia ricevendo cure mediche e che cosa gli stia succedendo». Una notizia che le autorità hanno tentato di smentire tramite un portavoce dell'esercito israeliano che ha dichiarato a Nbc che «al contrario di quanto sostenuto, nessun palestinese che si trovava dentro un'ambulanza è stato arrestato».

A Susya era presente anche Anna Lippman, membro del Center for Jewish Nonviolence, associazione ebraica che sostiene la resistenza non violenta dei palestinesi. La donna ha raccontato di essere stata attaccata «da più di una decina di coloni israeliani mascherati» che la avrebbero inseguita fino alla sua auto per poi distruggerne i finestrini. Nel suo racconto alla Nbc, Lippman ha confermato di aver visto i coloni aggredire Ballal prima che il regista palestinese venisse portato via dall’esercito.

La condanna del mondo del cinema

«Ferma condanna per l'arresto in Cisgiordania del regista Hamdan Ballal» è stata espressa dall'Associazione 100autori. «Apprendiamo con sgomento la notizia dell'arresto di Hamdan Ballal, regista di No other land», si legge in una nota dell'associazione composta da oltre 700 registi e sceneggiatori di cinema, fiction, animazione e documentario, «la violenza alla quale è stato sottoposto riguarda tutti noi autori e autrici. La libertà d'espressione è un diritto fondamentale che va difeso senza esitazione», prosegue la nota di 100autori. «Esprimiamo la nostra ferma condanna per gli incredibili atti di violenza e per l'arresto e solidarietà con Ballal. Chiediamo alla comunità internazionale di agire prontamente per ottenere il suo immediato rilascio. Siamo tutti Hamdan Ballal».

I dettagli del testo

Dal Cairo, intanto, una nuova proposta per la tregua tra Hamas e Israele è stata avanzata dai funzionari egiziani. La bozza prevede che l’organizzazione palestinese dovrà fornire informazioni dettagliate sugli ostaggi, sia vivi che deceduti, compresi anche dei filmati. Un funzionario di Hamas ha detto all’Associated Press che il movimento ha «risposto positivamente» alla proposta dell’Egitto. In caso di accordo, Hamas rilascerebbe cinque ostaggi vivi, tra cui un americano-israeliano, in cambio dell’entrata nella Striscia degli aiuti umanitari e un cessate il fuoco temporaneo.

Il Cairo ha ribadito «la sua ferma e principiale posizione» contro «qualsiasi tentativo di spostare forzatamente o volontariamente i palestinesi dalla Striscia di Gaza verso qualsiasi altro luogo al di fuori di essa, in particolare verso i territori egiziani, poiché tale azione rappresenterebbe la liquidazione della causa palestinese e una minaccia imminente per la sicurezza nazionale dell'Egitto». 

È quanto si legge in una nota del Servizio informazione statale egiziano (Sis), che respinge «le accuse diffuse da alcuni media secondo cui l'accettazione da parte dell'Egitto dello spostamento - che in realtà è completamente respinto - sarebbe legata agli aiuti economici che gli vengono forniti». Del futuro di Gaza parlerà a Washington il 25 marzo il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, che incontrerà il segretario di stato Marco Rubio e altri funzionari dell’amministrazione Trump. Sul tavolo anche lo scenario siriano.

Kallas a Gerusalemme

A Gerusalemme è andata invece in visita la rappresentante della politica estera dell'Unione europea Kaja Kallas, che ha incontrato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar. 

«Riprendere i negoziati è la sola via praticabile per porre fine alle sofferenze da entrambe le parti. La violenza chiama violenza. Assistiamo ad una escalation pericolosa, che sta provocando un'incertezza per le famiglie degli ostaggi e morte e orrore per il popolo palestinese», ha detto Kallas.

«Dobbiamo assolutamente discutere di come sarà prevista la futura governance di Gaza, di come sarà il futuro, e l'Unione europea è pronta a partecipare a queste discussioni in modo da evitare che questi problemi si verifichino in futuro», ha aggiunto Kallas. «È chiaro che l'Ue sostiene la lotta al terrorismo. La sicurezza di Israele è molto importante per l'Ue, ma anche i diritti dei palestinesi devono essere rispettati», ha detto ribadendo che Bruxelles accoglie con favore il piano presentato dall’Egitto sul futuro di Gaza.

Il ministro Sa’ar ha insistito sul fatto che lo stato ebraico sta rispettando il diritto internazionale a Gaza sul piano degli aiuti umanitari. Ha anche detto che il gabinetto di guerra israeliano non ha preso alcuna decisione in merito a un’occupazione militare futura della Striscia. «Stiamo combattendo la guerra del mondo libero. Iran, Houthi, Hamas e Hezbollah ci attaccano perché siamo vicini. Ma non fatevi illusioni, la guerra è contro la civiltà occidentale. Contro i suoi valori e i suoi stili di vita», ha detto il ministro.

Gaza

Nel mentre, però, proseguono i raid aerei dell’esercito israeliano su Khan Younis e Rafah. Nelle ultime ventiquattro ore sono state uccise almeno 25 persone. Il bilancio aumenterà inevitabilmente con l’operazione via terra che l’Idf sta organizzando su Gaza.

L’esercito israeliano ha infatti rilasciato una serie di immagini che mostrano colonne di carri armati e veicoli corazzati diretti verso il sud di Gaza, dove già sono presenti due divisioni militari.

Attentato nel nord

Secondo la polizia israeliana, un uomo di 75 anni è rimasto ucciso nell'attentato sulla strada 66 nel nord di Israele. Il terrorista ha prima investito delle persone che aspettavano alla fermata dell'autobus, poi è sceso dalla sua auto e ha aperto il fuoco. «Un terrorista ha aperto il fuoco sui civili ed è stato immediatamente neutralizzato dagli agenti presenti sulla scena», ha affermato il portavoce della polizia. L'attacco è avvenuto all'incrocio di Tishbi, vicino a Yoqneam, circa quindici chilometri a sud-est di Haifa.

«Stamattina abbiamo assistito a un barbaro attentato terroristico vicino a Yokneam, costato la vita a un uomo di 75 anni. È il risultato della continua incitazione da parte dell'Autorità nazionale palestinese. In una regione pericolosa come la nostra, la stabilità e la deradicalizzazione non si ottengono con la debolezza. Solo dopo la sconfitta dell'Isis sul campo di battaglia ha smesso di attrarre giovani europei nelle sue fila», ha detto il ministro Sa’ar.

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